Kobayashi Ryu Aikido

Rappresenta il punto di contatto tra la filosofia e la tecnica dell’aikido.

Ideologia pacifista: essa caratterizzava l’aikido di Ueshiba Morihei ma difficilmente ha avuto la possibilità di esprimersi anche dal punto di vista tecnico e relazionale.

Natura e marzialità: pur traendo spunto dall’osservazione dei movimenti della natura (e in particolare quelli dell’acqua) e quindi rifacendosi a movimenti "giusti" per definizione e pur basandosi su un concetto di non violenza che applicato alle tecniche prevedeva di non opporsi alla forza dell’attacco bensì di lasciarla esprimere e farla scorrere a proprio vantaggio, l’aikido di Ueshiba Morihei non risponde alla domanda che Cognard Andrè shihan giustamente si pone e cioè di "che differenza faccia imporre una vittoria pacifica e attraverso di essa la propria verità sul mondo, piuttosto che una vittoria guerriera quale le arti marziali tradizionali la concepiscono" (la messa a morte rituale che si esprime attraverso la proiezione o la immobilizzazione è giustificata  dal fatto che l’attaccante percepisce l’inutilità del suo attacco oppure che è costretto alla resa colpendo più volte il tatami con la mano per interrompere un’azione per lui estremamente dolorosa).

"Conflitto creatore", "vittoria giusta" e non violenza: Il conflitto creatore è il conflitto di cui la natura quotidianamente da spettacolo, il conflitto che non distrugge bensì crea e trasforma applicato al mondo degli uomini, ove riemerge il tema della compassione verso l’altro.

La vittoria giusta, è la vittoria in cui non c’è un vinto e un vincitore ma entrambi sono stati protagonisti di un evento che ha visto manifestarsi le leggi proprie dell’universo.

Questi due concetti sviluppati da Ueshiba Morihei, stridono con la constatazione che in ogni caso uno dei due contendenti impone all’altro la propria verità, imposizione che non è solo fisica ma anche morale. Questa constatazione, che scaturisce dalle riflessioni espresse in un recente articolo da Cognard Andrè shihan, ci porta a considerare che probabilmente Ueshiba Morihei non riuscì pienamente nel tentativo di trasferire nella pratica la sua idea sulla non violenza.

t1Alcuni aspetti dell’AIKIDO Kobayashi Hirokazu

L’Aikido Kobayashi Hirokazu va a colmare questa lacuna tra ideologia e pratica.

A) "Uke soku seme, seme soku uke": in una relazione non esistono preconcetti e quindi sia chi riceve l’attacco (uke) sia chi attacca (seme) sono uguali nella relazione stessa: "uke soku seme, seme soku uke" e cioè colui che riceve è uguale a colui che attacca e viceversa! Tale uguaglianza è un "a priori" spirituale più che razionale, nel quale non ci si pone in una posizione di superiorità concettuale o culturale o sociale bensì c’è la netta convinzione che non vi sia chi detiene la verità sul mondo e che in ogni caso né la violenza né la ragione stanno da una parte sola.

B) Meguri interno: il maestro Kobayashi Hirokazu, partendo da un’idea propria di Ueshiba Morihei e cioè che il movimento deve seguire una spirale di energia ("meguri") che si esprime attorno al centro di energia vitale ("seika tanden"), giunge alla convinzione che il "meguri" percorre delle vie che sono interne al corpo e ciò avviene ancor prima del contatto fisico, vale a dire che ancor prima del contatto fisico è possibile comunicare con il corpo dell’attaccante modificandone l’assetto e l’energia dell’attacco.

C) Meguri interno,estetica, efficacia: questa innovazione tecnica ha avuto come effetto di cambiare completamente l’estetica della relazione tecnica nella quale chi è attaccato non è obbligato ad eseguire grandi spostamenti per poter proiettare o per comunicare fisicamente con l’attaccante.Il concetto di estetica rappresenta un fondamento dell’Aikido Kobayashi Hirokazu : ciò che è bello è di per se stesso efficace.
Il meguri interno fa si che il corpo possa essere costantemente eretto ed il bacino mobile, condizione questa fondamentale affinché il movimento si realizzi in costante equilibrio e senza dover assumere posture arcaiche, tipiche di molte Scuole di aikido, ove le gambe sono esageratamente divaricate e le ginocchia troppo flesse con lo scopo di far abbassare il bacino ed ottenere un equilibrio che se associato alla rigidità del resto del corpo (braccia protese in avanti con mani aperte e dita divaricate e tese) costringe il praticante, nel momento in cui deve eseguire un gesto tecnico, a lunghi e ampi spostamenti per poter "smuovere" l’attaccante. 
E’ per questo motivo che molti praticanti, anche esperti, vedendo insegnare il maestro Kobayashi Hirokazu, giunsero alla errata conclusione che il Maestro fosse in possesso di una forza sovraumana per poter applicare le tecniche quasi da fermo e con efficacia. (video)

t4D) Spazio-tempo, sguardo, libertà: le tecniche sono eseguite senza mettere in atto quelle tensioni muscolari che impedirebbero all’attaccante di seguire in una sorta di "fascinazione" il nuovo spazio-tempo creato dall’attaccato il cui sguardo non è fisso come se dovesse "ipnotizzare" un attacco, bensì è libero e mobile e può partecipare anch’esso alla creazione del meguri interno. La libertà dello sguardo è intimamente legata alla libertà interiore e questa a quella individuale. La libertà individuale sta nel riconoscimento dell’alterità e nel diritto di questa all’esistenza (e qui riprendiamo il concetto di "uke soku seme, seme soku uke). E’ per questo che, come dice Cognard Andrè shihan, lo scopo del rituale dell’arte marziale e dell’aikido in particolare "non è più la messa a morte simbolica, espressione di una violenza travestita, ma un gesto d’amore suscettibile di illustrare il proposito di Ueshiba Morihei: la vera forza del budo è l’amore." (video)

E) Etica del maestro Kobayashi Hirokazu: libertà individuale, estetica e tutto ciò che ne consegue da un punto di vista posturale e relazionale sono alcuni dei fondamenti dell’etica del Maestro Kobayashi Hirokazu dalla quale scaturisce un aikido che rappresenta l’originalità della nostra Scuola.
La tecnica si compie attraverso una gestualità che in primo luogo è universale ma traducibile in un linguaggio che appartiene all’uomo poiché si esprime attraverso un movimento che è già insito nell’uomo stesso, nelle strutture ossee, muscolari e articolari, entità anatomiche attraverso le quali passa l’energia. E’ per questo che l’aikido non può essere considerato almeno nella nostra Scuola, un banale mezzo per poterci difendere da un eventuale attacco, ma uno strumento di comunicazione universale, attraverso un linguaggio che ci è comune.

F) Il Maestro Sumida: questo grande maestro di kappo seppo (i punti che guariscono sono i punti che uccidono), ebbe enorme importanza per l’evoluzione dell’aikido del Maestro Kobayashi Hirokazu al quale insegnò come far risultare salutari le tecniche di aikido.
Ne è risultata così una tecnica veloce, potente, efficace e benefica.

 

Altre peculiarità dell’Aikido Kobayashi Hirokazu

Il maestro Kobayashi Hirokazu diceva "aikido wa kamae ga arimasen" (in aikido, e quindi sia nel lavoro a mani nude e sia in  aikiken o aikijo, non esiste la guardia) e questo sta a significare che prima, durante e dopo la tecnica ci deve essere una totale apertura verso chi attacca, apertura etica senz’altro ma che si esprime con un atteggiamento posturale che non è difensivo (hanmi, ovvero il mezzo profilo,braccia e polsi rilasciati e mobili, corpo eretto, bacino mobile, sguardo mobile e lontano).

Kaeshi waza: sono tecniche di importanza fondamentale che il Maestro Kobayashi Hirokazu stesso ha riportato alla luce dall’oblio della tradizione marziale e considerevolmente sviluppato. Con kaeshi waza si designano le "tecniche di scambio" nelle quali chi sta subendo un tecnica ha la capacità di inserirsi, senza contrastare od utilizzare la forza, nel movimento del compagno, portando così a termine una tecnica anche completamente diversa da quella che stava subendo.

t5Aikiken e aikijo: si riferiscono alle tecniche eseguite quando sia chi attacca sia chi è attaccato è in possesso di un bokken (spada di legno) nel caso dell’aikiken o di un jo (bastone corto) nel caso dell’aikijo. Qui entriamo in un campo estremamente vasto ed allo stesso tempo fondamentale per la pratica dove, soprattutto quando si tratta di attacchi multipli, la gestione dello spazio-tempo, la maestria dello sguardo e il rapporto tra spirito-sguardo-punta della spada-corpo (nel caso questo del ken) si integrano in uno stato d’animo che il Maestro Kobayashi Hirokazu definiva "mushi suru" espressione questa che lui spesso aveva sentito pronunciare dal suo Maestro Ueshiba Morihei e che significa: ignorare (sul perché in moltissime Scuole di Aikido invece di praticare l’aikiken e l’aikijo si dia spazio ad arti marziali a se stanti quali il kendo o il kenjutsu o lo iaido o il jodo è un bel mistero, o quasi...).

Kendori, jodori, tantodori: sono pratiche che derivano da antiche forme di jutsu in cui si disarma l’avversario dopo un attacco con il bokken , con il jo , con il tanto (coltello), ma la particolarità nell’Aikido Kobayashi Hirokazu sta nel fatto che dopo aver preso l’arma la si restituisce, secondo modalità estremamente codificate, a chi aveva eseguito l’attacco il che simbolizza la disponibilità al dialogo e alla comprensione delle ragioni che hanno determinato l’attacco.

Esiste poi una pratica con le armi determinata da tutta una serie di eventualità (per esempio attaccante munito di bokken e attaccato munito di jo, o di tanto, e così via) il cui scopo è quello di insegnare al praticante come poter gestire situazioni apparentemente estremamente difficili e senza soluzione razionale.

 

p1Il pensiero del maestro Kobayashi Hirokazu visto dal suo discepolo Andrè Cognard

Dice Cognard Andrè Shihan:

"Kobayashi Hirokazu è morto nell’agosto 1998. Egli ha dispensato un insegnamento conforme alla tradizione giapponese per quanto concerne il metodo. Ha mostrato spesso, spiegato raramente e utilizzato più spesso la metafora che il discorso razionale. L’insegnamento passava attraverso il silenzio, il corpo e la sensazione. Tuttavia precisava verbalmente, e molto frequentemente, alcuni punti concernenti l’etica dell’aikido:
 

  • l’aikido non appartiene a nessuno, il fondatore l’ha voluto universale e non esclusivamente giapponese.
  • l’aikido non è in alcun caso uno sport, non deve allontanarsi dal budo.
  • l’aikido non è legato ad alcuna religione, non allo shintoismo piuttosto che al buddismo o  all’Omotokyo e non può in alcun caso essere una religione.
  • in aikido non ci si difende, non si prende una guardia, non si guarda l’attacco. Non si domina, non si sottomette e non si fanno compromessi.
  • l’unica strategia è che il cuore dell’aggressore cambi quando ci tocca (aite no kokoro kawaru). Affinché questo avvenga bisogna donare prima di ricevere.
  • l’aikidoka deve concentrarsi innanzitutto su due punti: non ferire mai l’attaccante e pensare che colui che attacca sta facendo una richiesta di aiuto, una domanda d’amore, che utilizza l’ultimo mezzo possibile, quando il conflitto ha tagliato qualsiasi relazione, per ricreare un legame.
  • l’aikidoka deve ringraziare per l’attacco e compiere il gesto che fa bene ad entrambi.


Egli illustrò quest’ultimo punto attraverso le consegne di meditazione che diede agli aikidoka: 'restate concentrati' sull’idea di ringraziare senza limiti, quali che siano i pensieri e gli avvenimenti ai quali tali pensieri si rapportano. Dite arigatai (vi ringrazio) fino a sentire il vostro corpo pieno di energia, poi yoku naru (che ciò diventi il bene, che tutto migliori) senza limitare questo augurio in nessuna maniera. Aveva l’abitudine di dire: 'per colui che applica questa regola, dekinai koto wa nashi' (niente è impossibile).

Ha anche detto molto chiaramente che questo insegnamento non era derivato da alcuna dottrina, che non si riferiva ad alcun antico principio. Veniva naturalmente dal corpo di colui che praticava mettendo nella pratica la sua anima. Tamashi wo irete kudasai : metteteci la vostra anima."

Paolo Salvadego

Riferimenti dei testi :
- Andrè Cognard, "Aikido, il corpo cosciente", Luni ed.
- Jean-Pierre Giraud, "L’image du guerrier dans les mythes et les légendes du Japon", Daruma n° 8/9, éditions Philippe Picquier
- Andrè Cognard, "Piccolo manuale di aikido", Centon éditions